Cos’è e come funziona l’imposta sul valore aggiunto

di Maxime Perotti il 08/12/20

L’imposta sul valore aggiunto, maggiormente nota con l’acronimo IVA, è una delle principali imposte presenti sul suolo italiano.

Introdotta in Italia nel 1972, questa imposta costituisce oggi una delle principali entrate tributarie per le casse dello Stato.

In questo articolo presentiamo le sue caratteristiche e analizziamo il suo funzionamento. Infine, vediamo quali sono i corrispettivi dell’IVA nel mondo

L’imposta sul valore aggiunto: cos’è e come funziona?

Definizione

L’imposta sul valore aggiunto è un’imposta indiretta che si applica sul consumo di beni e servizi. Come si evince dal nome, l’IVA si applica sul valore aggiunto che si genera con la produzione e lo scambio commerciale.

☝ Il valore aggiunto rappresenta l’aumento di valore delle materie prime, che avviene in seguito all’intervento del capitale umano e dei macchinari di produzione.

Per le sue caratteristiche, è un’imposta che grava interamente sul consumatore finale, ogni qualvolta quest’ultimo acquista a titolo definitivo un bene/servizio all’interno del territorio italiano.

Origine

Come anticipato in introduzione, l’IVA è entrata nell’ordinamento fiscale nel 1972, al fine di adeguare il sistema tributario italiano a quello degli altri Paesi membri della Comunità Economica Europea (CEE).

In base all’articolo 1 del d.p.r. 633/1972:

L’imposta sul valore aggiunto si applica sulle cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato nell’esercizio di imprese o nell’esercizio di arti e professioni e sulle importazioni da chiunque effettuate.

© altalex.com

La sua introduzione ha determinato l’abolizione della vecchia imposta generale sulle entrate (IGE). Presente in Italia fin dal 1940, l’IGE si applicava sull’intero valore dei beni e servizi trasferiti, anziché sul solo valore aggiunto.

☝ Nel suo ultimo anno di vita, l’IGE aveva un’aliquota pari al 4%.



Come funziona l’IVA?

I 3 presupposti

Per applicare l’IVA, devono essere rispettati i seguenti presupposti:

  • presupposto oggettivo. Deve trattarsi di cessione di beni o di prestazione di servizi (vendita, permuta, usufrutto, locazione, ecc.);
  • presupposto soggettivo. Le operazioni devono essere compiute da un soggetto nell’esercizio di imprese, arti o professioni (sono pertanto escluse le transazioni tra privati cittadini);
  • presupposto territoriale. Le operazioni devono effettuarsi all’interno del territorio dello Stato italiano.

Le 3 aliquote

A seconda della tipologia di bene/servizio, esistono 3 aliquote:

  • aliquota al 22%. Si tratta dell’aliquota ordinaria, applicata sulla maggior parte degli acquisti.
  • aliquota al 10%. Si tratta dell’aliquota ridotta, valida per alcuni prodotti alimentari, prodotti e servizi del settore turistico e altre specifiche particolari.
  • aliquota al 4%. E’ la cosiddetta aliquota minima, applicata per i prodotti di prima necessità (alimentari come pane e pasta, utenze domestiche sulla prima casa, ecc.

Il calcolo

Per calcolare l’ammontare dell’IVA, bisogna prima di tutto individuare la categoria merceologica di appartenenza del bene/servizio in oggetto, per conoscere l’aliquota da applicare.

I termini da conoscere per il suo calcolo sono 3:

  • Imponibile. Ovvero il valore esentasse di un bene o servizio;
  • IVA. Ovvero la tassa percentuale applicata sull’imponibile;
  • Totale. Ovvero la somma realmente pagata dal consumatore finale (imponibile + IVA).

Ecco la formula generale per il calcolo dell’IVA:

IVA = imponibile X aliquota IVA (4, 10 o 22) : 100



Vediamo ora un esempio pratico. Prendiamo l’esempio di uno smartphone, prodotto per il quale si applica l’aliquota ordinaria (22%).

Supponendo l’imponibile pari a 500 €, per calcolare l’IVA occorre svolgere il seguente calcolo:

IVA = 500 X 22 : 100  → L’IVA è pari a 110 €.

Ottenuta l’IVA, è possibile calcolare il Totale, che corrisponde al valore effettivamente versato dal consumatore finale.

TOTALE = 500 + 110 → Il prezzo finale è pari a 610 €.

L’IVA nel mondo

L’imposta sul valore aggiunto non è certo un’esclusiva del sistema tributario italiano. Oggi, infatti, sono oltre 140 i Paesi nel mondo che hanno introdotto un’imposta di questo tipo.

👉Negli Stati Uniti non è presente una vera e propria imposta sul valore aggiunto. La Sales and Use Tax, infatti, è un’imposta sui consumi più simile alla vecchia Imposta generale sulle entrate italiana (poiché l’imposta si applica sul trasferimento dei beni in tutto il loro valore, anziché solamente sul valore aggiunto). In base alla normativa federale, l’aliquota può oscillare tra l’1 e l’11%, e la sua gestione è una competenza che appartiene ai singoli Stati.

👉 In Cina, l’imposta sul valore aggiunto è stata introdotta nel 1994. L’ultima riforma fiscale, entrata in vigore nel 2019, ha stabilito una riduzione delle due aliquote. L’ordinaria è passata dal 17 al 16%, mentre quella ridotta dall’11 al 10%.

Questa tabella, aggiornata al 30 settembre 2019, mostra tutte le aliquote applicate dagli Stati membri dell’Unione Europea:

Tabella delle aliquote IVA nell'Unione Europea

© QuiFinanza

☝ Come si evince dal grafico, l’armonizzazione di questa imposta decisa dall’Unione Europea lascia comunque ampio margine di manovra ai singoli Stati. In Ungheria e Lussemburgo, i 2 Stati che hanno rispettivamente l’aliquota più alta e quella più bassa, l’aliquota ordinaria differisce di ben 10 punti percentuali!

La normativa UE vincola gli Stati ad applicare un’aliquota ordinaria minima non inferiore al 15%, ed una ridotta che non deve scendere sotto il 5%, salvo deroghe specifiche.

💡 Piccola curiosità: l’IVA non è presente in tutta la penisola italiana: la Repubblica di San Marino e la Città del Vaticano non prevedono infatti nel loro ordinamento un’imposta sul valore aggiunto.

L’IVA: un’imposta da conoscere alla perfezione 

Presente in quasi tutti i Paesi occidentali, e diffusa sotto diverse forme in tutto il mondo, l’imposta sul valore aggiunto costituisce oggi una delle principali fonti di gettito fiscale per gli Stati.

Comprendere il funzionamento e le regole per la sua applicazione è fondamentale per svolgere un’attività imprenditoriale in Italia. Inoltre, le imprese che praticano export, o che progettano di avviare un percorso di internazionalizzazione, devono conoscere nei minimi dettagli le differenti modalità di applicazione di questa imposta nei Paesi in cui intendono operare.