Lo scudo fiscale: limitazione alle attività finanziarie illecite?

di Giorgia Frezza, il 19/03/21
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Dei provvedimenti per risollevare il bilancio dello stato sono stati enormemente incoraggiati, tra queste troviamo quella dello scudo fiscale. Il finanziamento del piano di rilancio, il trasferimento del debito privato al bilancio pubblico e il calo del gettito fiscale causato dal declino dell'attività economica hanno messo a dura prova i conti dello Stato e aumentato notevolmente il suo debito. I metodi per colmare i deficit sono ora al centro del dibattito.

Lo scudo fiscale è stata una delle misure emblematiche per cercare di mettere un freno alla dilagante evasione fiscale e aiutare gli agenti di finanza a meglio individuare i contribuenti fraudolenti.

Ma vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta e come influisce sulle imposte sul reddito.

Che cos’è lo scudo fiscale?

Lo scudo fiscale è una sorta di condono fiscale che permette di ottenere una protezione dalla azioni di accertamento tributario e contributivo e dalle conseguenze penali che ne derivano. Questo non significa che si è immuni dai suddetti crimini fiscali e penali, ma attraverso lo scudo fiscale si procede alla regolarizzazione mitigata dei suddetti illeciti in ambito tributario e penale.

I comportamenti illegali che coinvolgono l’utilizzo dello scudo fiscale sono rappresentati dai capitali esteri dei contribuenti italiani che non hanno dichiarato queste entrate all’ufficio tributario.

Origine

Durante il quarto governo Berlusconi veniva redatta e approvata la normativa sullo scudo fiscale. Il disegno di legge viene votato il 24 luglio 2009 e approvato in un emendamento del 15 luglio 2009.

La legge, una volta entrata in vigore, permetteva agli evasori fiscali di mettere in regola i loro conti, pagando, entro il 31 dicembre 2009, l'importo equivalente al 5% del capitale depositato all’estero, in aggiunta a interessi e sanzioni.

Ovviamente, l’approvazione di questa legge ha fatto molto discutere, soprattutto tra le fila dell’opposizione che concepiva lo scudo fiscale come un incentivo all’evasione fiscale. In realtà, a lungo termine, lo stato ha potuto trarre beneficio da questa normativa, come vedremo più avanti nell’articolo.

Le leggi che regolano lo scudo fiscale

Lo scudo fiscale è stato regolato nel corso degli anni da diverse normative in modo da stabilire un quadro normativo il più preciso possibile; Tra i principali articoli alla base di questo strumento:

  • l'articolo 13-bis del D.L. n. 78/2009 (terzo decreto anticrisi) ha dato vita al concetto di scudo fiscale
  • il D.L. n. 103/2009 (conv., con mod., dalla L. n. 141/2009) e il D.L. n. 194/2009, c.d. "milleproroghe" (conv., con mod., dalla legge n. 25/2010) hanno apportato ulteriori modifiche al testo di base
  • il D.L. 201/2011 e con il D.L. 16/2012 hanno aggiunto dei cambiamenti al processo dello scudo fiscale, soprattutto nel campo della tassazione

Va inoltre citato il D.L. n. 350/2001 in cui emerge la volontà di porre un freno alle violazioni fiscali delle attività patrimoniali detenute all’estero e registrate al di fuori del territorio italiano. Tuttavia, ebbe un impatto e una durata temporanea.

Chi può usufruire dello scudo fiscale?

In base alla normativa D.L. n. 78/2009, le categorie che hanno potuto godere dei benefici dello scudo fiscale sono tutti i contribuenti che attestano una residenza fiscale nel territorio nazionale italiano, nello specifico:

  • persone fisiche
  • liberi professionisti
  • titolari di una ditta o soci di una società
  • enti non commerciali (tra cui anche i trust)
  • società semplici
  • associazioni equiparate
  • persone fisiche con attività in comunione

Inoltre, la legge ha stabilito che anche gli eredi del contribuente che ha goduto dello scudo fiscale possono a loro volta godere di questo “condono fiscale”.

L’utilità dello scudo fiscale

Lo scudo fiscale è stata una misura introdotta per incoraggiare i contribuenti che avevano depositato i loro capitali finanziari nei cosiddetti paradisi fiscali a uscire dall’illegalità. Infatti, attraverso il pagamento di una tassa minima una tantum, il contribuente fraudolento può azzerare la sua situazione di illegalità con l’ufficio delle entrate italiano.

Tra i paesi ad adottare questa misura legale non compare solo l’Italia, ma anche Francia, Inghilterra e Stati Uniti. Per quanto possa sembrare un decreto che incentivi l’evasione, in realtà si è rivelato molto utile sotto due aspetti:

  • un riconoscimento rapido ed efficace degli evasori fiscali
  • studio dei metodi di evasione utilizzati dagli evasori per celare i lori capitali all’estero

Inoltre, in questo modo, si cerca di incassare almeno una piccola parte delle attività detenute in paesi identificati come paradisi fiscali che altrimenti sarebbero irrecuperabili. Quindi, lo scudo fiscale si mostra efficace nell’aiutare lo stato a risanare le casse dell’agenzia tributaria.

Tuttavia, lo scudo fiscale vale solo per i capitali stanziati nei paradisi fiscali. Se sono depositati altrove, la normativa dello scudo fiscale non è prevista e quindi per il momento quei capitali risultano irrecuperabili.

Lo scudo fiscale protegge da quali reati?

La persona che decide di adottare la procedura dello scudo fiscale è automaticamente protetta a livello legale e non le può essere imputato alcun capo di accusa in materia giudiziale civile, amministrativa ovvero tributaria, in via autonoma o addizionale.

In base a quanto deciso dalla Sentenza n. 33833/2018 della Corte di Cassazione, chi si avvale dello scudo fiscale non può essere perseguito per i seguenti reati:

  • omessa e infedele dichiarazione dei redditi,
  • dichiarazione fraudolenta,
  • falso in scrittura contabilee falso in bilancio,
  • occultamento o distruzione di documenti.

La protezione si estende anche alle società che hanno sede legale all’estero e che spesso sono il deposito di questi capitali illegali. Ovviamente, se sulla società estera in questione pende già un’accusa penale prima dell’attivazione dello scudo fiscale, la condizione di protezione non si applica.

Un’ulteriore protezione: l’anonimato

Un altro dei grandi vantaggi dello scudo fiscale risiede nel più completo anonimato, una volta messa in atto l’operazione di emersione. Questa è una peculiarità dello scudo fiscale italiano, in quanto in Gran Bretagna e Stati Uniti, la normativa stabilisce che, per potersi avvalere dell’annullamento delle sanzioni penali e di una riduzione da parte del fisco, devono essere di dominio pubblico:

  • l’identità dell’evasore
  • la quantità di capitali depositati illegalmente
  • l’effettivo pagamento di tutte le tasse arretrate, con l’aggiunta degli interessi.

Tuttavia, in Italia, questa livello di segretezza viene mantenuto tale solo se i soldi rimborsati sono reinvestiti in azioni. Qualore la persona decide di riutilizzarli per attività di imprenditoria, allora rinuncia al diritto all’anonimato.

La voluntary disclosure

Una nuova legge ha stabilito l’introduzione di un nuovo scudo fiscale che consente agli evasori di fare un’autodenuncia all’ufficio delle entrate per omessa dichiarazione di capitali non dichiarati e depositati in conti esteri. Per questo motivo è stato scelto l’appellativo di voluntary disclosure, ovvero collaborazione volontaria.

La voluntary disclosure è entrata in vigore il 30 gennaio 2015, permettendo a tutti i contribuenti non in regola di legalizzare la loro situazione, eliminando tutti i pendenti legali a seguito delle loro attività finanziarie e patrimoniali illecite.

L'art. 7 del decreto legge n 193/2016 ha dato di nuovo la possibilità di usufruire della voluntary disclosure per l’anno 2016. Questa legge viene, dunque, chiamata "Voluntary bis".

Entrambe le leggi si basano sui punti principali dello scudo fiscale istituito nel 2009, garantendo gli stessi mezzi per il risarcimento dei capitali illeciti, ovvero:

  • il pagamento dell’imposta dovuta,
  • una riduzione delle sanzione prevista
  • l'annullamento dei reati tributari.

La prima voluntary disclosure consente di proseguire all’autodenuncia entro il 30 settembre 2014. La voluntary bis, entrata in vigore il 7 febbraio 2017, consente di autodichiararsi colpevole al fisco entro il 2 ottobre 2017.

L’Agenzia delle entrate ha ribadito più volte l’utilità di questa misura, incoraggiando gli evasori a farsi avanti e dichiarare le cifre di capitale depositato all’estero per avere un condono della pena.

L’agenzia delle Entrate ha, infatti, affermato nella circolare 19/E del 12 giugno 2017 che la voluntary disclosure è un modo per:

“consentire ai contribuenti di riparare alle infedeltà dichiarative passate e porre le basi per l’avvio di un rapporto col Fisco improntato alla reciproca fiducia, secondo le linee guida tracciate dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).”

La mini - voluntary disclosure

Un altro decreto legge è stato varato nel 2018 per dare la possibilità di disporre ancora dello scudo fiscale. Il D.L. 148/2017 (Collegato Fiscale alla Legge di Bilancio 2018), chiamato “mini-voluntary disclosure”, è rivolto ai contribuenti che rispecchiano questi due criteri:

  • svolgono un lavoro frontaliero o risultano ex residenti all’estero (iscritti AIRE).
  • posseggono un conto corrente o un libretto di risparmi all’estero

La finestra di tempo in cui è possibile usufruire di questa mini voluntary disclosure è stata fissata al 31 luglio 2018, con il versamento delle imposte dovute entro il 30 settembre 2018. In questo caso, le somme rimpatriate o regolarizzate allo stato sono pari al 3% dei capitali depositati all’estero, tra imposte, sanzioni ed interessi.

Il versamento può essere effettuato in un’unica soluzione o in una soluzione suddivisa in 3 rate mensili.

Ma questa procedura ha sollevato numerose polemiche. Il tetto dei versamenti individuali che questo strumento prevede è incompatibile con il necessario aumento delle entrate pubbliche? Questa autolimitazione della tassazione non impone un peso eccessivo alla nostra economia, che deve affrontare una ripresa ancora fragile, una creazione di posti di lavoro esitante e mercati dei capitali sotto pressione? Lo scudo fiscale è riuscito nel suo intento di coadiuvare lo stato nell’identificazione degli evasori, cercando di colmare le falle del sistema tributario italiano attraverso un monitoraggio fiscale accurato?

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