Stato patrimoniale: come si fa? Guida alla redazione

Da Virginia Fabris
Il 22/03/21
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Lo stato patrimoniale è un documento contabile di importanza centrale non solo per la redazione del bilancio, ma anche per la contabilità interna all’azienda. Una sua corretta redazione consente, infatti, di tenere sotto controllo la salute economica e finanziaria dell’azienda, oltre a permettere di essere in regola con il fisco.

Ma come si mettono in pratica le nozioni contabili al fine di redigere un corretto stato patrimoniale? O, in altre parole, come si fa uno stato patrimoniale? La risposta a questa domanda ti sarà fornita in questo articolo: qui troverai istruzioni per una corretta redazione del tuo stato patrimoniale!

Stato patrimoniale: cos’è?

Lo stato patrimoniale è un documento contabile che fornisce informazioni riguardo alle risorse finanziarie di cui un’azienda dispone in un dato momento.

Insieme al conto economico, al resoconto finanziario e alla nota integrativa, forma il bilancio d’esercizio. In particolare, è regolato dagli articoli 2423 e 2424 del Codice Civile. Lo stato patrimoniale si prefigge lo scopo di informare sulla situazione economico - finanziaria di un’impresa e sul suo sviluppo.

Il bilancio d’esercizio

Lo stato patrimoniale fa parte del bilancio di esercizio. Si ricordi, che questo dossier di documenti contabili ufficiali è obbligatorio per legge.

Ciò significa, che ogni azienda è tenuta tramite norme stabilite per decreto legislativo a presentare al fisco ogni documento facente parte del bilancio d’esercizio. Per questo motivo, una corretta redazione dei documenti contabili è un presupposto essenziale per ogni imprenditore che voglia tenere una contabilità aziendale corretta.

Il bilancio d’esercizio è, in particolare, un riflesso dello stato delle risorse economiche e finanziarie di un’azienda ed è formato dai seguenti documenti contabili:

  1. Il conto economico, documento che riporta le entrate e le uscite aziendali e fornisce informazioni sul reddito disponibile. Nello specifico, esso fornisce le indicazioni sugli elementi a flusso dell’azienda (costi e ricavi);
  2. Lo stato patrimoniale fornisce dettagli insieme di beni e di capitale che un’impresa dispone. Questo documento elenca le risorse disponibili e i debiti dell’azienda, ovvero grandezze misurabili in ogni istante;
  3. Il rendiconto finanziario informa sulle transazioni finanziarie effettuate da o nei confronti dell’azienda avvenute in un dato periodo;
  4. La nota integrativa corrisponde ad una nota di integrazione delle informazioni contenute nello stato patrimoniale e nel conto economico.

Che cosa include lo stato patrimoniale?

Lo stato patrimoniale, insieme al conto economico, costituisce la “componente numerica” del bilancio d’esercizio. Nello specifico, esso corrisponde al resoconto di un’azienda in termini economici.

Infatti, lo stato patrimoniale definisce la struttura patrimoniale e la situazione finanziaria di un’azienda. Tramite le informazioni fornite, lo stato patrimoniale consente di fare collegamenti tra gli investimenti effettuati e le fonti di finanziamento.

Per questo motivo, lo stato patrimoniale deve avere una struttura adeguata che consenta di analizzare sia la componente patrimoniale, che quella finanziaria in modo chiaro e sistematico. Ecco perché lo stato patrimoniale va sviluppato in due sezioni che, graficamente, corrispondono ad una tabella. In essa dovranno figurare le voci delle:

  1. Attività, corrispondenti a ciò che l’azienda investe, ovvero le risorse a sua disposizione e loro modalità di utilizzo. In questa sezione vengono fornite informazioni qualitative e quantitative su beni e investimenti dell’azienda (ad esempio: terreni, crediti, liquidità, ecc.), nonché sulla distribuzione di fondi.
  2. Passività, corrispondenti alle fonti tramite cui l’azienda copre le sue attività. Questa sezione è dedicata all’indicazione dei dati riguardanti l’origine di fonti e finanziamenti aziendali.

☝ Per lo stato patrimoniale, vale la regola generale che l’attivo e il passivo devono sempre essere in pareggio (attività = passività). Si parla, infatti, del presupposto del pareggio di bilancio. In caso di mancata sussistenza di ques’ultimo, sarà necessario rivedere e correggere il documento, provvedendo a correggere l’errore sicuramente presente.

Stato patrimoniale riclassificato

Oltre allo stato patrimoniale vero e proprio, esiste anche lo stato patrimoniale riclassificato. Questo è un documento frutto della riorganizzazione delle informazioni contenute nello stato patrimoniale.

Lo stato patrimoniale riclassificato è redatto con l’obiettivo di rielaborare il contenuto dello stato patrimoniale. Il fine che persegue è quello di evidenziare la natura degli investimenti riportati nelle attività e la composizione delle fonti di finanziamento espresse nelle passività.

Lo stato patrimoniale riclassificato non è un documento obbligatorio, che va necessariamente depositato come gli altri elementi contabili. Esso è, invece, una struttura analitica realizzata da e per l’azienda. Esso, dunque, svolge più che altro funzionalità aziendali, non tanto civili.

Stato patrimoniale nella pratica: come si fa?

Ora che abbiamo definito cos’è lo stato patrimoniale e in che cornice va inquadrato, passiamo alle indicazioni pratiche di redazione secondo il criterio indicato dai principi contabili nazionali Oic.

Come si fa nella pratica uno stato patrimoniale?

Struttura di base

Come abbiamo capito, lo stato patrimoniale corrisponde ad una classificazione delle voci di bilancio. Queste ultime vengono, però, registrate rispettivamente seguendo un’organizzazione verticale e in una tabella a due colonne, generando così un prospetto a sezioni contrapposte.

In questo prospetto, le attività, ovvero gli impieghi della ricchezza aziendale, vengono riportate nella colonna a sinistra del documento. Le attività vengono classificate in base alla destinazione economica dei beni. Invece le passività vengono allocate nella parte destra del documento. La classificazione verticale avviene in base a:

  • Funzione delle voci di bilancio all’interno dell’azienda;
  • Grado di liquidità, in ordine crescente: dalla meno liquida in alto, alla più liquida in basso;
  • Grado di esigibilità, in ordine crescente: dalla meno esigibile in alto, alla più esigibile in basso;

Di seguito proponiamo un esempio di stato patrimoniale in cui compaiono le attività e le passività e i valori ad esse assegnati:

stato patrimoniale come si faEsercizisvolti.net

La sezione dell’attivo

Vediamo di seguito che dati far rientrare nella sezione dell’attivo, corrispondente alla colonna a sinistra dello stato patrimoniale.

Ricordiamo che, nella colonna delle attività, si fa riferimento a tutti gli investimenti fatti dall’azienda. Ciò significa, che, tramite i dati forniti, si forniscono informazioni su come sono state utilizzate le risorse, ovvero il capitale di cui l’azienda dispone. Le attività corrispondono al valore economico positivo, in cui le voci principali corrispondono a quattro macroclassi:

  • Crediti verso i soci per versamenti ancora dovuti, che corrispondono alle quote di partecipazione dei soci all’azienda, quali:
    1. Capitale sociale;
    2. Riserva da soprapprezzo delle azioni;
    3. Riserve di rivalutazione;
    4. Riserva legale;
    5. Riserve statuarie;
    6. Riserva per operazioni di copertura dei flussi finanziari attesi;
    7. Altre riserve distintamente indicate;
    8. Riserva negativa per azioni proprie in portafoglio;
    9. Utili (perdite) portati a nuovo;
    10. Utile (perdita) dell’esercizio;

I crediti sopra citati riguardano le sottoscrizioni di capitale che non sono ancora versate.

☝ Nelle società di capitale, a fronte di una sottoscrizione, è previsto l’obbligo per il socio di versare solo i tre decimi del capitale. Tuttavia, il socio si impegna a pagare il saldo nel caso di “richiamo” della società.

Perché il bilancio risulti chiaro, è meglio indicare separatamente la parte già “richiamata”.

  • Immobilizzazioni, ovvero i beni che possono essere utilizzati in azienda a lungo termine, quali:
    1. Immobilizzazioni materiali (attrezzature, impianti, macchinari, fabbricati, mobili e arredi, macchine aziendali, ecc.);
    2. Immobilizzazioni immateriali (marchi commerciali, software, costi di sviluppo, ecc.);
    3. Immobilizzazioni finanziarie, cioè investimenti durevoli (partecipazioni in altre aziende);

Le immobilizzazioni corrispondono agli investimenti fissi (fixed assets) dell’azienda. Essi possono essere utilizzati dall’azienda durante più esercizi. In questo caso, essi vengono sottoposti ad ammortamento.

Infatti, il costo delle immobilizzazioni, sia materiali, che immateriali, che finanziarie, il cui utilizzo è limitato nel tempo deve essere sistematicamente ammortizzato. L'ammortamento deve essere svolto nel corso di ogni esercizio in rapporto alla loro residua possibilità di utilizzo.

Le immobilizzazioni sono fattori produttivi che esplicato la loro utilità in più cicli produttivi. Per questo il loro costo va altrettanto dipanato nell’arco temporale in cui si applica la loro funzione.

A questo scopo devono essere sviluppati diversi piani di ammortamento civilistici o fiscali. I piani devono assicurare una ripartizione verosimile e razionale del costo del bene durante il suo periodo di utilità.

  • Attivo circolante o capitale circolante, equivalente a tutte le disponibilità (non solo liquide) che possono essere messe in circolazione entro 12 mesi dalla chiusura del bilancio d’esercizio. Corrisponde alle disponibilità destinate all’utilizzo e che implicano un impiego temporaneo di liquidità, quali:
    1. Rimanenze (merci in magazzino o materie prime/prodotti finiti in rimanenza);
    2. Crediti:
      1. Esigibili entro l’esercizio successivo:
        1. Crediti verso i clienti,
        2. Cambiali attive,
        3. Credito verso erario per Iva,
        4. Altri crediti a breve termine;
      2. Esigibili entro l’esercizio successivo = a medio/lungo termine;
    3. Attività correnti o attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni (ad esempio: titoli di stato).

L'attivo circolante è costituito dall'insieme di tutti gli investimenti a breve termine realizzati dall’azienda. Si tratta, nel concerto, di tutti i beni che non sono destinati a giacere per lungo tempo nell’impresa. Essi, infatti, al contrario delle immobilizzazioni, sono finalizzati ad estinguersi in tempi rapidi. Questo significa, che essi tendono ad essere consumati (rimanenze di materie prime), o venduti (rimanenze di prodotti), o incassati (crediti verso i clienti) nel breve periodo.

  • Disponibilità liquide:
    1. Conto corrente postale,
    2. Conto corrente bancario,
    3. Cassa assegni,
    4. Valori postali,
    5. Denaro in cassa.

Le disponibilità liquide fanno riferimento alla liquidità aziendale, che si concretizza in denaro e valori di cassa, assegni o depositi bancari e/o postali.

  • Ratei e risconti attivi, ovvero le entrate relative ad esercizi successivi.

I ratei attivi sono proventi che determinano una competenza economica da svilupparsi durante l'esercizio oggetto del bilancio. Essi, tuttavia, possono essere esigibili in esercizi successivi.

I risconti attivi sono, invece, i costi sostenuti durante l’esercizio che, però, sono oggetto di competenza di esercizi successivi.

La sezione del passivo

Contrariamente e complementariamente alla sezione dell’attivo, la sezione delle passività fornisce informazioni sulla provenienza del capitale che ha consentito gli investimenti. Esso fa riferimento alle fonti che hanno consentito l’acquisto delle risorse indicati nella sezione dell’attivo.

Il passivo esprime il valore economico negativo aziendale e trasmette le informazioni suddividendole in cinque macroclassi:

  • Patrimonio netto o capitale proprio, corrispondente al totale delle quote conferite dai soci, compresi eventuali riserve, guadagni o perdite. Comprende:
    1. Patrimonio netto iniziale,
    2. Utile d’esercizio.

Il patrimonio netto è costituito dall'insieme di tutti i diritti dei soci nei confronti dell’azienda.

  • Fondi per rischi e oneri, ovvero le somme erogate per coprire spese già previste.

I fondi per rischi e oneri descrivono accantonamenti destinati a coprire determinati costi.

  • Trattamento di fine rapporto (TFR) di lavoro subordinato per dipendenti al termine del loro rapporto di lavoro.

Riporta l’insieme delle somme relative all'indennità di anzianità dei dipendenti al termine della loro carriera. In concreto, rappresenta un debito che l'impresa contrae con i dipendenti stessi.

  • Debiti nei confronti di terzi, ad esempio: banche, clienti, fornitori, ecc. Questi devono essere suddivisi in base all’esigibilità:
    1. Entro l’esercizio successivo:
      1. Debiti verso i fornitori,
      2. Debiti tributari,
      3. Debiti verso istituti previdenziali;
    2. Oltre l’esercizio successivo:
      1. Mutui passivi,
      2. Altri debiti a medio/lungo termine.

In questa categoria sono elencati tutte le tipologie di finanziamento che stanno avendo luogo al momento della redazione dello stato patrimoniale.

☝ Vanno indicate separatamente le quote con scadenza entro o oltre l'esercizio successivo.

  • Ratei e risconti passivi, ovvero i costi relativi ad esercizi successivi.

I ratei passivi coincidono con costi di competenza dell'esercizio oggetto del bilancio, ma che possono essere pagati in esercizi successivi.

I risconti passivi sono, invece, proventi percepiti entro la chiusura dell'esercizio, che, però, sono di competenza di esercizi successivi.

Modello da scaricare

Grazie alle nozioni apprese in questo articolo, redarre il tuo stato patrimoniale dovrebbe essere un gioco da ragazzi! Se, però, sei ancora bloccato a livello pratico, perché non sai su che supporto realizzare il tuo stato patrimoniale personale, ti offriamo la possibilità di redigerlo tramite il nostro modello da scaricare!

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