Fattura elettronica per privati, cosa cambia?

Fattura elettronica per privati, cosa cambia

Il 1° gennaio 2019 abbiamo tutti assistito a questa rivoluzione nell’ambito contabile: la fatturazione elettronica. Se all’inizio si trattava di norme legate principalmente al B2B e alla pubblica amministrazione, gli sviluppi ci hanno portato anche alla fattura elettronica per privati cittadini. Cosa cambia esattamente? Cosa dice l’Agenzia delle Entrate?

Facciamo oggi un piccolo viaggio all’interno dell’universo della fatturazione elettronica verso il consumatore finale.

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Fattura elettronica verso privati, di cosa si tratta?

Parliamo di una tipologia di fattura elettronica emessa da un soggetto passivo all’IVA (esempio classico l’impresa) verso un consumatore finale. Rientriamo quindi in una logica B2C.

La fattura in questione dev’essere in formato XML rispettando dei criteri tecnici, volti a preservarne l’integrità.

La fattura viene poi trasmessa attraverso il Sistema di Interscambio dell'agenzia delle entrate. Si tratta di un processo di dematerializzazione iniziato con una norma europea del 2014 (Direttiva 2014/55/UE) che è stata immediatamente applicata alle relazioni con la pubblica amministrazione e che successivamente ha trovato applicazione ai rapporti B2B ed, infine, B2B.

Quali sono i vantaggi della fatturazione elettronica

Ovviamente, il primo vantaggio a cui possiamo pensare è la dematerializzazione di una delle parti vitali dell’attività aziendale. Questo porta a maggiore certezza nelle transazioni, le fatture emesse hanno valore legale, e l’archiviazione digitale è senza dubbi più sicura.

È un risparmio di tempo e denaro, non finiremo mai di ripeterlo, una volta passati a degli strumenti digitali ve ne renderete conto.

Ma soprattutto, e ciò spiega le linee guida strette, si tratta di uno strumento per la lotta all’evasione fiscale. Infatti, consente un miglior tracciamento delle transazioni riducendo le possibilità di evasione dell’IVA

Come emettere una fattura elettronica verso i privati

La grande differenza in questo tipo di transazioni è che il soggetto ricevente non è passivo all’IVA, o per farla più semplice non ha la partita IVA. La mancanza di questo importante codice d'identificazione ha portato gli imprenditori a porsi la questione di come emettere questa particolare fattura. La risposta è arrivata direttamente dall’Agenzia delle Entrate che con il provvedimento attuativo n. 89757/2018 ha chiarito che nel campo dedicato alla partita IVA del destinatario (IdFiscaleIVA) vada inserito il seguente codice convenzionale: 0000000.

Rimane da indicare, invece, il codice fiscale del ricevente affinché possa essere identificato.

Come riceverà la fattura elettronica il consumatore finale?

In questo caso specifico, l’Agenzia delle Entrate provvederà a far pervenire la fattura elettronica tramite il sistema di interscambio e allo stesso tempo il fornitore sarà tenuto a inviare una copia in formato cartaceo o digitale. Perché il doppio invio? Molto semplicemente perché non tutti i privati sono ancora in possesso di tutte le credenziali dei servizi online del Fisco.

Infatti la copia della fattura inviata tramite SdI sarà a disposizione dell’utente nel suo Cassetto Fiscale sul sito web dell’agenzia. Per accedervi, i cittadini devono munirsi delle credenziali Fisconline (lo stesso pin utilizzato per la dichiarazione precompilata) oppure lo SPID (il sistema pubblico d'identità digitale).

Una volta ricevuta la propria fattura, quindi, al consumatore finale non resterà altro che accedere all’area riservata del sito web per usufruire del servizio di consultazione delle fatture elettroniche.

Sottolineando che in questa situazione il doppio invio è obbligatorio, per i privati e i soggetti in regime forfettario c’è la possibilità di comunicare un indirizzo telematico PEC o un codice destinatario (qualora ne fossero provvisti) per la ricezione delle fatture elettroniche tramite SdI.

Come funziona se una delle due parti è all’estero?

La legislazione in materia non è ancora totalmente uniforme, nemmeno all’interno dei confini europei. In questo caso possiamo anzi dire che l’Italia si è mostrata come uno dei paesi più all’avanguardia su questo argomento. Vediamo, quindi, i due casi principali.

Venditore all’estero e consumatore finale in Italia

La normativa sull’obbligo della fatturazione elettronica, scatta quando il prestatario del servizio è residente sul territorio italiano o che in ogni caso abbia su di esso una stabile organizzazione. Quindi, nel caso di un venditore estero non vi sarà l’obbligo di fattura elettronica.

Consumatore finale all’estero e azienda italiana

A rispondere al dilemma è ancora una volta il provvedimento 89757 del 30 aprile 2018 che al punto 9.2 dice (in merito alle operazioni di scambi):

La comunicazione di cui al precedente punto 9.1 è facoltativa per tutte le operazioni per le quali è stata emessa una bolletta doganale e quelle per le quali siano state emesse o ricevute fatture elettroniche secondo le regole stabilite nei punti precedenti

fonte: Agenda digitale

Ne risulta che coloro che scelgono di emettere una fattura elettronica ad un soggetto residente all’estero non sono tenuti alla trasmissione mensile dell’esterometro, che sarebbe altrimenti prevista in caso di fattura classica.

In ogni caso, saranno tenuti a recapitare una copia della fattura a maggior ragione che la controparte non avrà accesso al sito dell’Agenzia delle Entrate.

Per quanto riguarda i campi da inserire, ovviamente non possiamo utilizzare gli stessi codici di identificazione che troviamo per un residente in Italia. Quindi:

  • Codice destinatario XXXXXXX
  • Cap 00000
  • P.IVA, parlando di privati rimane: 0000000

Scegliere la buona soluzione di fatturazione elettronica B2C

Ovviamente parlando di dematerializzazione nell’ambito della fatturazione non possiamo non consigliarvi di adottare un software adatto. Ovviamente vi invitiamo a fare attenzione a dei criteri in particolare:

  • La conformità alle norme in materia e in particolare al sistema di interscambio
  • La possibilità di conservazione sostitutiva a norma di legge per 10 anni
  • Certificazioni quali: ISO e GDPR

Ecco una lista di software che pensiamo possa esservi utile.

Finom

Finom è una soluzione giovane che si è rapidamente imposta sul mercato grazie alla semplicità e completezza che offre ai suoi utenti. Si tratta di un software per l’intero iter della fatturazione elettronica B2B, B2C e PA che vi offre un sistema di cashback per ogni fattura elettronica inviata.

Tra le sue tante funzionalità possiamo apprezzare:

  • Compilazione intelligente della fattura
  • Gestione di ogni tipologia di fattura elettronica (attive e passive)
  • Tracking dello status
  • Integrazione bancaria

Aruba

Aruba fatturazione elettronica è una soluzione intuitiva che permette la creazione e l’invio di fatture elettroniche in maniera rapida grazie anche agli invii di massa. Inoltre, contiene un servizio di conservazione sostitutiva per la durata del servizio di fatturazione.

Tra le funzionalità principali di Aruba:

  • Creazione e invio fatture elettroniche
  • Ricezione tramite codice destinatario
  • Import fatture già passate attraverso SdI

Fatturaelettronica App

Fatturaelettronica App è un software di facile utilizzo che vi chiederà semplicemente di inserire le informazioni perchè del resto si occuperà lei. Ha un sistema di notificazione mail/ SMS che vi dice quando la fattura è stata ricevuta.

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Tra le sue caratteristiche:

  • Invio e ricezione di fatture elettroniche
  • Calcoli imposte e ritenute automatici
  • Archiviazione per 10 anni

Ancora dubbi sulla fattura elettronica B2C?

Alla fine le differenze tra la fatturazione elettronica B2B e B2C non sono tantissime ma meritano comunque dell’attenzione speriamo che questa guida vi aiuti a chiarire dubbi e adottare la migliore soluzione software.

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