Contabilità in pillole: il regime ordinario dalla A alla Z

Da Virginia Fabris
Il 25/02/21
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Sei un professionista attivo nell’ambito commerciale, la tua impresa deve sostenere ingenti spese e gode di guadagni molto alti e sei alla ricerca di un regime contabile adatto al tuo business?

Se i regimi contabili ti fanno paura e non sai dove sbattere la testa, prosegui nella lettura di questo articolo alla scoperta del regime ordinario. Potresti renderti conto che è proprio ciò che fa al caso tuo!

Cos’è il regime ordinario? Una definizione

Il regime ordinario è un tipo di regime contabile o fiscale, la cui tenuta è obbligatoria per determinate categorie di soggetti professionali. Questo tipo di documento è regolato dall’articolo 14 del DPR 600/73.

Il regime ordinario, a differenza del regime semplificato e del regime forfettario, prevede la registrazione non solo di costi e ricavi, ma anche di incassi, pagamenti, versamenti e prelievi.

Requisiti di applicazione

L’adesione al regime ordinario non è libera, ma è soggetta alla sussistenza di determinati prerequisiti.

Quando è obbligatorio?

Sussiste un vincolo giuridico di applicazione del regime ordinario, ovvero l’adesione a questo regime fiscale è obbligatoria, per:

  • Le società di capitali (S.p.a., S.r.l., S.a.p.a., società cooperative e mutue assicuratrici),
  • Gli enti pubblici e/o privati che esercitino esclusivamente o principalmente attività commerciali,
  • Enti stabili ma non residenti su territorio italiano

a prescindere dal volume di ricavi.

Chi vi deve aderire e chi vi può aderire?

Le categorie di soggetti professionali sopra elencate necessitano di applicare sempre un regime fiscale ordinario. Invece, esistono delle categorie che sono tenute ad attenersi al regime ordinario solo in caso di superamento del limite reddituale di:

  • 400.000 euro se l’attività principale è relativa al settore dei servizi;
  • 700.000 euro se l’attività prevalente è costituita da attività di vendita o altre attività.

Queste categorie soggette al limite di reddito sono:

  • Società di persone (S.n.c., S.a.s.);
  • Ditte individuali;
  • Enti non commerciali, ma che esercitino attività commerciali non prevalenti.

Possono, volendo, attenersi ad un regime ordinario anche le seguenti categorie anche in caso i soggetti in questione non superino il tetto massimo di reddito sopra riportato:

  • Persone fisiche esercenti attività commerciali;
  • Enti non commerciali, ma che esercitino attività commerciali non prevalenti;
  • Imprese in possesso dei requisiti per l’applicazione del regime semplificato.

Di nuovo, per queste categorie, salvo il superamento del limite di reddito, l’adesione ad un regime ordinario non è una scelta obbligatoria, ma facoltativa.

Attenzione! Il regime ordinario appare inadatto ad aziende di piccole dimensioni, mentre è particolarmente indicato se un’azienda presenta molte spese da sostenere e dispone di un guadagno netto elevato.

Clausole di esclusione

Sono esclusi dall’adesione al regime contabile ordinario tutte le imprese e i liberi professionisti che non siano in possesso dei prerequisiti sopra indicati.

Scadenze

L’Agenzia delle Entrate ha imposto un periodo minimo di validità del regime ordinario. La durata imposta dalla legge è di tre anni.

Ciò significa che, al momento dell’adesione ad un regime fiscale di tipo ordinario, l’azienda in questione dovrà attenervisi per tre anni consecutivi, salvo il venir meno di qualche requisito. Allo scadere del vincolo triennale, i soggetti professionali potranno scegliere se continuare la propria esperienza aziendale con la contabilità ordinaria, o se passare, qualora possibile, ad altri tipi di regimi contabili.

Obblighi previsti: i registri da tenere

Il regime ordinario prevede la redazione di alcune scritture contabili. Ciò significa, che ogni azienda che aderisca ad un regime ordinario deve registrare periodicamente le informazioni pertinenti in determinati registri, quali:

  • Registri Iva, che riportano tutte le informazioni rilevanti a fini d’Iva delle operazioni attive e passive aziendali;
  • Registro dei beni ammortizzabili, che riporta tutte le immobilizzazioni, sia materiali che immateriali, relative all’acquisto di beni strumentali soggetti ad ammortamento;
  • Libro giornale, sviluppato secondo il metodo della partita doppia, in cui vengono inserite tutti i dati relativi alle entrate e alle uscite aziendali;
  • Libro degli inventari;
  • Le scritture di magazzino;
  • Libro mastro;
  • Libri sociali;

Per le società di capitali vale l’obbligo di tenuta anche dei seguenti registri:

  • Libro dei soci;
  • Libro delle obbligazioni;
  • Libri delle adunanze e delle deliberazioni di: assemblea di soci e degli obbligazionisti, organi di controllo e deliberativo.

Il calcolo delle tasse

Il calcolo delle tasse nel regime ordinario si basa su un principio, chiamato il principio di competenza economica. L’applicazione di questo principio serve a capire se il limite di reddito è stato superato.

In generale, nel regime ordinario, le tasse vengono calcolate sulla base del fatturato annuo, a cui vanno tolti i costi delle attività (voci di spesa sostenute).

Il principio di competenza economica

Il principio di competenza economica prevede che i costi e i ricavi siano determinati in base alla data di maturazione. Ciò significa che la registrazione delle operazioni e delle transazioni deve avvenire nel momento in cui si effettuano, a prescindere dalla manifestazione finanziaria ad esse legata.

In altre parole, per il calcolo delle tasse nel regime ordinario non è importante registrare quando si verificano i pagamenti relativi a determinate operazioni aziendali, ma, ad esempio:

→ Quando sono stati conseguiti i corrispettivi delle cessioni di beni e/o delle prestazioni di servizi,

→ Quando sono state sostenute le spese per l’acquisizione di beni e/o servizi.

Ad esempio:

  • Per i beni mobili, sarà importante riportare quando è avvenuta la loro spedizione o la consegna;
  • Per i beni immobili, sarà importante segnare quando è avvenuta la firma del contratto;
  • Per i servizi, sarà importante segnalare quando le prestazioni sono state ultimate,

il tutto senza fare riferimento a quando è avvenuto l’incasso del compenso o il pagamento della fattura, ecc.

Il regime di tassazione, poi, si sviluppa in maniera progressiva, sulla base delle relative aliquote Ires, per le società, con un valore fisso del 24%. Per le persone fisiche, invece, si applicano le aliquote Irpef, in base ai seguenti scaglioni di reddito:

  • 23% per un reddito fino a 15 mila euro;
  • 27% se l’ammontare del reddito oscilla tra i 15.001 e i 28 mila euro;
  • 38% per un reddito oscillante fra i 28.001 e i 55 mila euro;
  • 41% se la fascia di reddito corrisponde a quella compresa tra i 55.001 e i 75 mila euro;
  • 43% per un reddito superiore a 75 mila euro.

Vantaggi e limiti del regime ordinario

Il regime ordinario consente alle aziende che vi aderiscono di beneficiare di determinati vantaggi, ma pone anche dei limiti.

Infatti, se il regime ordinario consente un alto grado di precisione nella redazione dei documenti contabili aziendali, esso può risultare molto più ostico e complicato rispetto ad altri regimi contabili.

A questi dati di fatto iniziali, derivano, per conseguenza, le seguenti considerazioni. Grazie alla quantità e alla qualità di informazioni fornite da questo documento contabile, il regime ordinario permette un efficiente monitoraggio dei conti e dell’andamento aziendale.

Inoltre, la contabilità ordinaria risulta estremamente utile in caso di necessità di accertamenti. In più, dal momento che prevede la registrazione di tutti i movimenti di cassa e bancari, consente una minore esposizione ad accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate. Non solo, permette anche un controllo più capillare della solvibilità di clienti e fornitori.

Tuttavia, dal momento che i documenti contabili in regime ordinario necessitano di una mole ingente di informazioni per essere redatti, la loro gestione è stesso affidata ad un commercialista. I costi legati ai servizi offerti da questa figura professionale, però, possono rivelarsi ingenti.

Vero è, però, che il regime ordinario consente di scaricare i costi dell’attività, quindi permette di beneficiare in particolar modo delle detrazioni di imposta Irpef.

Inoltre, dal momento che il regime ordinario prevede molte scritture contabili da tenere, la sua redazione richiede più tempo e una maggiore attenzione rispetto ad altri regimi contabili per chi voglia redarlo tramite lavoro autonomo.

Regimi contabili a confronto

I regimi contabili prevedono differenze non solo nei soggetti professionali a cui sono rivolte, ma essi comportano anche differenti tasse da pagare e diversi adempimenti da svolgere.

Ad esempio, il regime forfettario prevede percentuali più basse, in quanto l’aliquota sul reddito imponibile è al 15%, addirittura al 5% nei primi 5 anni di attività. In più, il regime forfettario non prevede l’applicazione dell’Iva e la procedura di fatturazione elettronica, se non per la Pubblica Amministrazione.

Se sei interessato ad informarti sul regime forfettario e sui requisiti necessari per accedervi, dedicati alla lettura del nostro articolo.

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