Il coaching aziendale: una formazione smart per i vostri collaboratori

Da Giorgia Frezza
Il 11/05/21
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Nel corso degli anni, il life coaching ha conosciuto una popolarità sempre più crescente. Il suo successo ha permesso la sua diffusione a livello globale e ora è alla base di una nuova corrente di psicologia del lavoro basata sull’auto sviluppo.

Ma il life coach non riguarda solamente lo sviluppo personale. Il coaching aziendale sta prendendo e le aziende non esitano ad assumere dei coach aziendali per motivare, ispirare e migliorare la produttività dei loro lavoratori. Infatti, dei collaboratori altamente motivati e produttivi contribuiranno ad alzare l’asticella della produttività aziendale.

Ma qual è il compito del coach aziendale? Quali sono le procedure alla base del coaching aziendale? Qual'è la differenza con i corsi di formazione per i dipendenti?

Scopritelo nel nostro articolo!

Il coaching aziendale: definizione e funzione all’interno dell’azienda

Se pensiamo alla figura del coach, ci viene subito in mente il coach di una squadra di calcio. La sua funzione all’interno di una squadra di calcio è far vincere le partite alla propria squadra e permetterle di posizionarsi alla testa del campionato. Ma per raggiungere questo obiettivo, ogni coach impiega una strategia e un modus operandi personalizzato per la squadra che si trova ad allenare. Infatti, il suo compito, in realtà, consiste nel conoscere le individualità e le potenzialità di ciascun giocatore al fine di sfruttarle in modo vantaggioso per vincere le partite. Si tratta, quindi, di un lavoro svolto su delle personalità individuali per ottenere un risultato di gruppo soddisfacente.

Il collegamento con la figura del coach aziendale è quindi semplice

Quali sono, quindi, esattamente il significato e le potenzialità del coaching aziendale?

Il coach aziendale è una figura professionale che viene assunta dalle risorse umane di un’azienda per assistere le figure che ricoprono dei ruoli manageriali all'interno dell’azienda e che hanno bisogno di essere accompagnate lungo il percorso del proprio sviluppo personale e professionale.

Lo sviluppo professionale non riguarda l’acquisizione di nuove capacità o soft skills utili per lo svolgimento del proprio lavoro, ma si concentra sulla focalizzazione e il miglioramento di capacità già acquisite e consolidate dalla persona in questione.

Vi ricordate il coach della squadra di calcio? Bene, l’obiettivo del coach aziendale consiste nel trasformare un buon attaccante nel bomber del campionato. Il suo ruolo non è quello di insegnargli a giocare a calcio, ma trasformarlo in un giocatore che sia performante al 100%.

In ambito aziendale, è frequente incontrare delle situazioni in cui i manager sono all’altezza della task richiesta, ma non riescono ad andare avanti a causa di problemi legati, per esempio, alla collaborazione e alla comunicazione con i colleghi, dipendenti, clienti o fornitori. Il coach aziendale adatterà i suoi metodi di lavoro alla persona in questione, che presenterà delle capacità, degli obiettivi e delle task differenti e soprattutto delle peculiarità comportamentali.

Il coaching aziendale interviene, quindi, sul miglioramento e lo sviluppo di capacità già preesistenti. Il coach aziendale non servirà alla trasmissione di nuove competenze.

Il coach aziendale, per questo motivo, non deve essere confuso con un consulente aziendale o un formatore.

Il coaching aziendale è riservato ai manager?

Non per forza. In quest’ultimo periodo, si sta sviluppando il Team Coaching, ovvero il coaching aziendale per un team di lavoro. In questo caso, l’operato del coach aziendale si rivolge a un gruppo di dipendenti al fine di migliorare la loro coesione e il lavoro di gruppo per una riuscita dell’obiettivo finale.

Se il team fa parte della dirigenza aziendale, allora il Team Coaching diventa Corporate Coaching.

Coaching aziendale ≠ formazione dei dipendenti

Come abbiamo ampiamente visto, l’obiettivo del coaching aziendale è il miglioramento e lo sviluppo professionale dei dipendenti di un’azienda. La formazione, invece, è incentrata sull’apprendimento di determinate skills che il personale aziendale non possiede ancora.

Un corso di formazione può apportare delle nuove competenze in ambito lavorativo o sviluppare determinate soft skills.

Tuttavia i metodi utilizzati durante i corsi di formazione possono combaciare con i metodi tipici del coaching aziendale. Possiamo, dunque, individuare un punto di incontro tra la formazione e il coaching aziendale.

I presupposti per un efficace coaching aziendale

Il committente deve essere consapevole che il coach non è un consulente e quindi non spetta a lui trasmettere delle skills e delle conoscenze che il manager non possiede già. Inoltre il coach aziendale non è uno psicologo o un terapeuta che ha il compito di risolvere delle problematiche patologiche.

Altro elemento sul quale il committente deve essere sicuro è le reali capacità del coachee. Il coach aziendale, infatti, provvede semplicemente a sviluppare pienamente queste skills. Il coach aziendale non può porre rimedio a delle situazioni in cui i rapporti tra l’azienda e il manager si sono definitivamente deteriorati e il rapporto di fiducia non esiste più.

La relazione tra committente-coach-coachee

Andiamo a analizzare le tre figure che entrano a far parte della procedura di coaching aziendale

Il committente è in genere una persona che fa parte della funzione HR o corrisponde al responsabile del manager.

Spetta al committente fare il primo step, ovvero l’incontro con il coach. In questa riunione con il coach, i committenti spiegano al coach il motivo della sua chiamata e perchè hanno deciso di adottare un percorso di coaching aziendale per una o più figure manageriali della loro impresa. Il coach, invece, parlerà delle procedure e delle strategie che intende mettere.

Sempre in questa fase viene stilata una versione iniziale del patto di coaching che comprende la strategia organizzativa che il coach adotterà e il compenso economico richiesto.

Nella seconda fase entra in gioco il coachee, ovvero la persona che riceverà il sostegno del coach aziendale. Il committente, infatti, dovrà comunicare al coachee la decisione di aver richiesto un coach aziendale. Al fine di ottenere una vera coachability, questa fase è fondamentale. Infatti è raro che sia il coachee ad accorgersi del bisogno di un coach. Sono piuttosto le risorse umane che richiedono l’intervento di quest'ultimo. Quindi, è meglio spiegare chiaramente al manager i motivi dell’assunzione di un coach: la comunicazione deve essere fluida e sincera per permettere al manager di comprendere il percorso desiderato dall’impresa e i risultati che sono richiesti, ricordando allo stesso tempo i temi e i valori condivisi dell'azienda.

Il committente, ovvero il responsabile delle risorse umane, parlerà con il coachee, ovvero il manager, per decidere le aree di sviluppo e le skills da potenziare in modo che lo strumento del coaching aziendale sia davvero efficace e possa dare i suoi frutti. In questa fase, vengono, quindi, concordate le aree su cui il coach aziendale dovrà agire in collaborazione con il manager.

Nella terza fase, avviene l’incontro tra il committente, il coach e il coachee. Nella prima parte della riunione, il committente presenta il coach al coachee e il coach aziendale spiegherà i metodi e la procedura per svolgere il suo lavoro e soprattutto verifica che ci sia un certo livello di coachability.

Nella seconda fase della riunione, il committente esce dalla sale e lascia il coach e il coachee da soli in modo che possano conoscersi meglio e cominciare a instaurare una relazione confidenziale. Alla fine della riunione, il coachee, se d’accordo con gli obiettivi decisi dal coach e dal committente, appone la sua firma sul patto di coaching che era già stato firmato in precedenza da committente e coach.

Il punto più importante per il successo del coaching aziendale è la definizione di un percorso preciso in cui l’attività lavorativa riesca ad alternarsi alle sessioni di coaching.

In accordo con il principio di autodeterminazione, l’obiettivo da raggiungere deve essere concordato non solo dal committente e dal coach, ma anche dal coachee. L’obiettivo non può essere imposto dall’azienda o dal coach al coachee, perchè sennò il manager avvertirà solamente una sgradevole sensazione di stress inutile che non lo motiverà a procedere verso un percorso di sviluppo professionale. Il coach non deve essere percepito come un agente mandato in missione per conto dell’azienda, ma deve esser visto come un alleato e un confidente sul quale fare affidamento.

La comunicazione tra coachee e azienda è un tassello fondamentale del coaching aziendale. Infatti, l'obiettivo è la creazione di un rapporto di sintonia in cui il coachee si impegna a migliorare le proprie skills nelle aree indicate dall’azienda.

In alcuni casi, l’azienda richiede una definizione specifica degli obiettivi e degli indicatori di misurazione del progresso del manager seguito dal coach. Dato che il coaching aziendale è una pratica che si svolge all’interno dell’ambiente lavorativo e comporta dei costi per l’azienda, potrebbe essere una richiesta legittima, ma bisognerebbe sempre chiedere il libero consenso del coachee.

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