Congedo maternità obbligatorio | durata, indennità & domanda

Congedo maternità: prepararsi alla cicogna senza stress

congedo maternità

Senza ombra di dubbio quello della maternità è un momento estremamente importante per le donne in ogni parte del mondo. Ragion per cui il diritto al congedo maternità, e il più recente congedo di paternità, sono stati istituiti. Sono degli strumenti di supporto per consentire alle famiglie di accogliere il nuovo nato e di vivere appieno l’esperienza. Vediamo quindi tutto ciò che vi serve sapere su per affrontare al meglio questo periodo.

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Congedo maternità: Iniziamo con le basi

Definizione

Il congedo maternità è un diritto indisponibile della lavoratrice che è tenuta alla rispettare un periodo di astensione obbligatoria da lavoro in seguito al parto. Questo obbligo di astensione dal lavoro nasce dall’idea di proteggere al massimo la salute, mentale e fisica, del nuovo nato e della madre. Si tratta di un principio solidamente tutelato a livello legislativo:

  • Art. 37 della Costituzione: espone due concetti importanti. Il primo è l’uguaglianza tra uomo e donna nelle condizioni lavorative. Il secondo è il supporto affinché le condizioni lavorative le consentano di svolgere le sue funzioni di madre.
  • Art. 2110 Codice Civile: “In caso d'infortunio, di malattia, di gravidanza o di puerperio, se la legge non stabiliscono forme equivalenti di previdenza o di assistenza, è dovuta al prestatore di lavoro la retribuzione o un'indennità nella misura e per il tempo determinati dalle leggi speciali, dagli usi o secondo equità”. In questo caso si riconosce piuttosto un diritto al sostegno economico.

Cosa succede nello scenario di lavoratrici “atipiche”?

Ovviamente il “caso tipo” di lavoratrice per cui viene definito il quadro legislativo è lavoratrice dipendente a tempo pieno. Si tratta del più comune e del più facile da inquadrare. Ovviamente la legge intende proteggere tutti ma bisogna semplicemente cercare un po’ più a fondo.

  • Lavoratrici autonome e libere professioniste: Date le dimensioni ridotte delle attività in cui si opera, viene offerta la possibilità di non usufruire di parte o dell’intero periodo di astensione dal lavoro. A livello d'indennità sono protette nella stessa misura delle lavoratrici subordinate. Qualora non ci si assenti effettivamente dal lavoro, resta comunque possibile percepire parte dell’indennità
  • Contratti di apprendistato: In questo caso, trattandosi di un contratto con una profonda natura formativa, il periodo di astensione obbligatoria non viene incluso nel periodo di apprendistato, che di conseguenza vede semplicemente la sua fine slittare di qualche mese.
  • Contratti Part-time: A livello di durata dell’astensione da lavoro, non vi sono differenze con le lavoratrici subordinate. La differenza è che l’indennità verrà ridotta proporzionalmente.

Quanto dura il congedo il congedo maternità?

Ebbene, lo abbiamo definito in ogni sua forma ma effettivamente non abbiamo ancora detto nulla sulla sua durata. L’astensione obbligatorio dura 5 mesi in totale. Tendenzialmente la norma è di fare un regime “2+3”, ovvero due mesi precedenti la data presunta del parto e il resto in seguito. Ovviamente la ragione di ciò e che le ultime settimane di gravidanza sono estremamente delicate e continuare a lavorare potrebbe compromettere la salute di madre e neonato.

Allo stesso tempo non tutte le gravidanze sono allo stesso modo e, soprattutto, non tutte le posizioni lavorativi portano a svolgere attività potenzialmente pericolose. È per questo, quindi, che a partire dal 2001 è stata data la possibilità di scegliere una formula 1+4 presentando una certificazione medica che mostri come un mese aggiuntivo di lavoro non pregiudichi in nessun modo la salute della donna.

Al tempo stesso, con la legge di bilancio 2019, si è aggiunta la possibilità di passare addirittura a 0+5, presentando le dovute certificazioni indicate sul sito INPS. In questo modo, viene data la possibilità, a coloro che preferiscono essere presenti nei primi mesi di vita del nascituro, di approfittare del periodo di congedo nei mesi successivi al parto.

Casi particolari in termini di durata

Ovviamente alle situazioni tipiche, si aggiungono casi un po’ più speciali che meritano un’attenzione speciale. In particolare:

  • Interruzione di gravidanza: Qualora avvenisse dopo il 180° giorno di gestazione, si considera parto a tutti gli effetti. Rimane anche la possibilità di riprendere anticipatamente il lavoro attraverso preavviso di 10 giorni e documentazione necessaria ad attestare che la lavoratrice è in condizione di lavorare.
  • Parto prematuro: la lavoratrice può godere dei giorni precedenti al parto che non erano ancora stati goduti. E, se la nascita avviene prima dell’ottavo mese sarà possibile usufruire dei giorni successivi al parto e del congedo calcolato sulla data prevista all’origine.
  • Adozione: I 5 mesi di congedo maternità sono garantiti e includono i periodo all’estero per espletare tutte le pratiche amministrative nel caso di adozioni internazionali.
  • Ricovero del neonato: Il congedo maternità può essere sospeso per tutta la durata del ricovero in ospedale del neonato. In questo caso, però, è necessario farne comunicazione tempestiva all’INPS.

Indennità di maternità e INPS

Ovviamente, e lo avevamo già anticipato, uno dei diritti fondamentali quando si tratta di sostegno alla maternità è l’indennità. L’INPS, infatti, copre l’80% della retribuzione media giornaliera dell’ultimo periodo antecedente l’inizio del congedo.

La richiesta d'indennità di maternità è a carico della lavoratrice e può essere fatta presso un patronato, tramite numero verde, o direttamente online sul sito dell’INPS.

La domanda va effettuata entro i due mesi prima del parto e comunque mai oltre un anno dopo del periodo di congedo, altrimenti il diritto cade in prescrizione.

Il documento che sarà necessario procurarsi è un certificato medico di gravidanza che dev’essere rilasciato da un medico specialista del servizio sanitario. La madre poi, sarà tenuta a comunicare la data del parto e le altre informazioni correlate entro un mese dopo il parto.

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Datori di lavoro, responsabili HR e future mamme, questo particolare tipo di congedo richiede differenti procedure amministrative estremamente delicate. Perchè quindi non utilizzare delle soluzioni HR specifiche? per gestire il congedo e trovare un supplente o comunque non bloccare le attività, per avere i documenti in ordine e molto altro.

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